Un modello agli elementi finiti rappresenta uno strumento essenziale per l’analisi strutturale delle diverse geometrie di stent cardiovascolari. Attraverso questa metodologia è possibile studiare in dettaglio la distribuzione delle tensioni e delle deformazioni che si generano sia durante le fasi di espansione e impianto, sia successivamente sotto l’azione delle sollecitazioni fisiologiche imposte dal vaso sanguigno. L’analisi agli elementi finiti consente inoltre di confrontare differenti configurazioni geometriche dello stent, identificando quelle in grado di garantire un adeguato supporto meccanico alla parete vascolare riducendo al minimo i rischi di frattura del materiale o di restenosi. In questo modo, il modello numerico diventa uno strumento prezioso per l’ottimizzazione del design e per lo sviluppo di dispositivi più sicuri ed efficaci.
Il modello tridimensionale della biforcazione dell’aorta rappresenta uno strumento fondamentale per lo studio dell’interazione tra il dispositivo impiantato e il campo fluidodinamico. Esso riproduce fedelmente le dimensioni e le geometrie tipiche della biforcazione aortica, costituendo così la base per un’analisi fluidodinamica di dettaglio che tiene conto sia della modellazione tridimensionale del dispositivo, sia delle proprietà del fluido, in termini di pressione, caratteristiche reologiche e flusso medio sanguigno. L’utilità principale di questo approccio risiede nella possibilità di valutare in modo accurato l’influenza dello stent prodotto sull’emodinamica all’interno del vaso sanguigno, consentendo una migliore comprensione delle condizioni di flusso post-impianto e supportando l’ottimizzazione del design e della funzionalità del dispositivo.