Per ottimizzare la fase produttiva, è stato adottato un modello analitico sviluppato da Moda et al.. Questo approccio, basato su ipotesi semplificative (sorgente termica puntiforme in moto a velocità costante, regime stazionario, materiale come solido semi-infinito con proprietà termofisiche costanti e coefficiente di assorbimento dipendente dal materiale), consente di prevedere con accuratezza il campo termico generato dal laser durante la fusione selettiva della polvere. Attraverso tale modello, sono stati definiti parametri adimensionali, potenza e velocità normalizzate, che permettono di rappresentare il rapporto di stampabilità, individuare le condizioni limite di mancata fusione e identificare la keyhole region, ovvero l’area di instabilità del bagno fuso.
Questa strategia consente di guidare la progettazione dei processi AM evitando un approccio puramente sperimentale basato sul tentativo ed errore. L’ottimizzazione dei parametri (potenza laser, velocità di scansione, spessore di strato, pattern di esposizione) apre la possibilità di modulare la geometria dello stent e, di conseguenza, la sua interazione con il flusso ematico, con l’obiettivo di migliorare l’emodinamica locale e ridurre le complicanze cliniche post-impianto.